Mangiare e bere. Letame e morte

con ALESSANDRA FABBRI
Coreografia ALESSANDRA FABBRI E DAVIDE IODICE
Costumi ENZO PIROZZI
Foto di scena IRENE DE CAPRIO
Drammaturgia spazio scenico, luci e regia DAVIDE IODICE
Produzione INTERNO5
Residenze creative ALTRA SCENA NAPOLI, presso il COMPLESSO MONUMENTALE DI SAN GIUSEPPE DELLE SCALZE a cura di ALTRADEFINIZIONE e OFFICINA TEATRO, S.LEUCIO – CASERTA

Alessandra vive in campagna: nella sua casa prima di lei ci abitava un cavallo e ora le anatre e i polli vi hanno libero accesso, alcuni pappagallini vivono nel bagno. Qui lei immagina la sua morte distesa nel fogliame come pasto per le volpi.
Prima di approdare al teatro io volevo fare l’etologo: in ognuno dei miei spettacoli ci sono presenze animali, vive o figurate. Da questo incontro nasce Mangiare e bere. Letame e morte. Un lavoro sui bisogni essenziali, sull’istinto, sulla nostra animalità.
Un lavoro sull’ essere, nella sua singolarità, un poemetto fisico , in cui l’animale rivela l’umano e le sue mancanze.
In un certo senso questo lavoro è per me un ritorno all’etologia.

Davide Iodice

È un lavoro di teatro e danza per danzatrice sola. Sola per la verità non è mai, tranne che per il suo corpo stesso: con esso, difatti, e con il racconto, il ricordo, espressi nel movimento ma anche nel verbo, Alessandra Fabbri costruisce un intero mondo sul palcoscenico. Perlopiù un mondo animato, nella prospettiva etimologica di anima-ae: giacché è un mondo animale, inteso nel suo significato più stretto, di bestia, e nel suo senso totale, di essere vivente. E’ nel cambio continuo di prospettiva tra donna e animale, dallo scambio tra di loro, e nella terzietà del rapporto con il pubblico che si realizza Mangiare Bere Letame e Morte: uno spettacolo che conferma la poetica di Davide Iodice. Che si interroga sul senso dell’attorialità. In cui si trovano tutti gli elementi che sono proprii al regista e di cui sono costellati i suoi lavori corali, qui precipitando in una persona, un corpo, una voce, un punto.

Calendario repliche

  • 10 | 11 marzo 2018 - Salerno Contemporanea, Salerno
  • 6 agosto 2017 - Festival Terreni creativi, Albenga
  • 3 | 4 ottobre 2015 - Sala Assoli, Napoli
  • 17 | 18 aprile 2014 - Teatro Valle Occupato, Roma
  • Rassegna Stampa

    Altra ciliegina lo spettacolo, di Davide Iodice. Altra conferma. Di uno sguardo al teatro in sembianze altre. Uno sguardo dalla platea su qualcosa di evanescente, eppure frutto di moti, tempeste interiori, materializzate con la levità del passo coreografico, la poesia visiva della danza. E del gesto osmotico. E dell’estetica che diventa materia. […] Metafora di incomunicabilità contemporanee. Un’indagine sull’animalità dell’attore, sull’istinto animale di stare sul palco come predestinazione, come habitat, l’unico possibile probabilmente.

    Emilio Nigro –Il tamburo di Kattrin

    Ancora proverò a dirvi del Mangiare e bere, letame e morte di Davide Iodice, con Alessandra Fabbri danzatrice imperfetta che ferisce il cuore e racconta col corpo e con la voce storie che sembrano inventate e sono vere. Di animali che dicono più che uomini, di una campagna che sembra un eden ferito, di una donna che cerca e forse nemmeno riesce a trovare il suo perché di attrice in un teatro “altro” e certamente “appassionato”.

    Giulio Baffi –Quarta Parete

    Dopo il suo ultimo “Un giorno tutto questo sarà tuo”, ispirato al rapporto tra genitori e figli, il regista ci presenta “Mangiare e bere. Letame e morte”, nato dalla collaborazione con la danzatrice ed attrice Alessandra Fabbri. Alessandra ci riporta alla motivazione per cui un danzatore va in scena, per trasmettere l’importanza dei propri vissuti attraverso il corpo e l’immaginario con cui il regista, sapientemente, una volta entrato in contatto, interagisce, permettendo all’invisibile di materializzarsi attraverso accurate scelte musicali, atmosfere suggestive, colori, luci ed ombre. Tutto suggerisce quella pienezza del corpo, a volte denso altre più leggero, tutto si integra e corrisponde allo stato d’animo della perfomer. […]
    La drammaturgia scaturisce dalla vita stessa e la danzatrice viene lasciata libera di usare in maniera totalmente disinvolta e disinibita tutto ciò che ha a disposizione, dagli elementi scenici al suo corpo stesso.
    La danza in questo dramma è messa a nudo ed è smascherato quel senso di impotenza di fronte all’inafferrabilità del dire.

    Chiara Arborino – Krapp last post Teatro

    Ha invece la forza magnetica di un’aspra confessione, di un delirante sogno anarchico, di un poetico viaggio nella fantasia intima e collettiva l’originale Mangiare e bere. Letame e Morte che il regista Davie Iodice costruisce sulla pelle, sulla storia, sulla vita della coreografa e danzatrice Alessandra Fabbri. È un affondo dialettico tra un’idea di natura (o di animalità) e l’astrattezza concettuale del fare arte e teatro: nel confronto tra animale e “animale da palcoscenico” emergono contatti furiosi, legami atavici, stordenti sintonie. (…)

    Andrea Porcheddu – L’inkiesta

    “Mangiare e bere. Letame e morte”, scrive T. S. Eliot, allo stesso modo Davide Iodice titola questa drammaturgia di vissuti esposti e intimamente disinvolti, frutto di una complicità del sentire che è, in primis, del regista e della danzatrice – coreografa. Il risultato di quest’accordo, una poesia libera e imperfetta, difficile da dimenticare.

    Valentina De Simone – Repubblica.it

    «Mangiare e bere. Letame e morte» – lo dico subito, appare inatteso, con la grazia di un timido miracolo, sul finire di una stagione per molti versi avvilente – consiste in un perenne (e sognante e bellicoso insieme) uscire dal ruolo dato per confondersi con l’altro da sé e, così, trovare la libertà nel fluire indifferenziato della vita. E tanto accade innanzitutto alle parole del testo, che sistematicamente «si trasformano» nei movimenti e nei gesti dell’interprete, ma, poi, anche all’interprete medesima.

    Enrico Fiore – Il mattino

    Si resta avvinti, preda d’un fascino sano e remoto, quando il corpo non stilizzato della danzatrice Alessandra Fabbri imita e narra i comportamenti animali […]. Il poemetto fisico Mangiare e bere. Letame e morte in cui la inscrive (parole e regia assai ispirate) Davide Iodice in uno spazio vuoto con radi cespugli e abbeveratoi […]

    Rodolfo Di Giammarco – La Repubblica